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domenica 18 settembre 2011

Dai farmacisti agli idraulici,ecco i mestieri introvabili

Dallo studio Unioncamere spicca anche la carenza di carpentieri, autisti di pullman e parrucchieri. Sempre più preziosi gli stage


Sono ben 117mila i lavoratori di difficile reperimento dal totale delle imprese dell'industria e dei servizi, di cui 28.540 quelli richiesti dalle aziende artigiane.
«AAA cercasi idraulico urgentemente»: prima o poi le imprese nazionali saranno davvero costrette ad annunci di questo tipo per reperire questa figura professionale, per la quale le imprese artigiane mettono in conto oltre 12 mesi di ricerca. Ma difficilissimi da trovare sono anche farmacisti, sviluppatori di software, infermieri, progettisti meccanici e metalmeccanici tra le professioni high skill.

Tra le professioni intermedie, le aziende lamentano difficoltà di reperimento elevate per gli addetti alla reception e gli operatori di mensa. Tra gli operai specializzati, spicca la carenza di carpentieri. E poi mancano tornitori e autisti di pullman, mentre per le imprese artigiane gli ’introvabilì sono i copritetti e i pavimentatori, che si aggiungono alle carenze ormai croniche di idraulici, parrucchieri ed estetisti. A segnalarlo è il sistema informativo Excelsior Unioncamere-Ministero del Lavoro dimostrando dati alla mano che, se scovare un lavoro oggi non è impresa facile, ci sono casi in cui i lavoratori in grado di svolgerlo sono vere e proprie "primule rosse": 117mila per la precisione quelli considerati di difficile reperimento dal totale delle imprese dell’industria e dei servizi, di cui 28.540 quelli richiesti dalle aziende artigiane.

«La delicatezza del contesto economico - sottolinea il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello - mette ulteriormente in luce il difficile incontro tra domanda e offerta di lavoro: il lavoro viene offerto dalle imprese ma queste ultime hanno talvolta, e soprattutto per alcune professioni, grandissima difficoltà a trovare il candidato con i requisiti giusti. Sempre più preziosa, quindi, diventa la possibilità di integrare meglio il momento della formazione scolastica e universitaria con quello della formazione sul lavoro, valorizzando quindi tutte quelle modalità che consentano di avvicinare i giovani alla realtà delle imprese attraverso, ad esempio, percorsi di alternanza scuola-lavoro, stage e tirocini formativi». Su 595mila assunzioni non stagionali previste dalle imprese entro il 2011, quasi 117mila (il 19,7%) sono considerate di difficile reperimento. Rispetto al 2010 però la percentuale delle assunzioni difficili appare in sensibile diminuzione (erano il 26,7% lo scorso anno). Nel caso di specifiche professioni, tuttavia, il reperimento dei candidati assume dei caratteri di criticità.

Molto ricercate le professioni high skill intellettuali, scientifiche e tecniche; dall’altro, quelle operaie (specializzate e non), e quelle qualificate nelle attività commerciali e nei servizi. La classifica delle ’primule rossè vede così i farmacisti (600 posti), gli sviluppatori di software (1.000), i progettisti meccanici (570) e metalmeccanici (circa 500), gli infermieri (1.600) e gli addetti alla consulenza fiscale (370). Nel livello medio, quasi 4 addetti alla reception su 10 sono irreperibili (oltre 600), uno su due operatori di mensa (3mila gli introvabili) e la metà degli addetti alle vendite specializzate (oltre mille). Tra gli operai qualificati, la caccia si concentra su installatore di impianti termici, installatore di impianti idraulici e termoidraulico: introvabili addirittura uno su due.


mercoledì 7 settembre 2011

PRIMI!!!


La Regione Umbria ha approvato la graduatoria dei progetti di Servizio Civile Nazionale per l'anno 2011 (pubblicata sul BURU n. 39 del 07/09/2011), premiando la qualità di quello elaborato dalla nostra Associazione di Volontariato "Genitori Oggi" con il titolo "TUTTI FIORI DELLO STESSO GIARDINO - Progetto a favore dei minori in Alta Valle del Tevere" in quanto è arrivato PRIMO (con n. 73 punti assegnati) nella suddetta graduatoria regionale.

Un risultato davvero eccellente, che dà enorme valore al proficuo "lavoro di rete" svolto dalla nostra Associazione sul territorio altotiberino: infatti il progetto vede come partners enti pubblici (Comuni di Città di Castello e Citerna) ed altre organizzazioni del Terzo Settore (Cooperative Sociali "Fiore Verde" e "Alveare").

I tredici giovani Volontari in Servizio Civile saranno selezionati in seguito all'uscita del Bando 2011 (prevista per metà settembre) e saranno impiegati nelle varie attività del progetto, che hanno lo scopo generale di intraprendere un percorso educativo integrato dove le famiglie con minori (italiane e straniere), assumendo un ruolo di “partecipazione” e “protagonismo”, si possono relazionare con altre famiglie con minori, con i servizi pubblici e privati territoriali, con le altre agenzie educative, divenendo così una forza strategica per la “comunità” di appartenenza; “comunità” che così può ricominciare a tessere reti relazionali su argomenti forti e partecipati.


martedì 6 settembre 2011

RAPPORTI. Raddoppiati gli Europei con problemi mentali in 5 anni





Da 82 milioni di malati nel 2005 a 164 milioni nel 2010

I cittadini europei con problemi di salute mentale sono raddoppiati in 5 anni: un dato shock che arriva dal congresso dell'European College of Neuropsychopharmacology (Ecnp), in corso a Parigi, dove è stato diffuso un nuovo rapporto sui disturbi psicologici nel Vecchio continente.

Se 5 anni fa questi problemi colpivano il 27% degli europei, oggi riguardano il 38,2%: un aumento di oltre 10 punti percentuali, che "si spiega sia perché sono state incluse nel 'censimento' 13 malattie in più, dall'insonnia ai ritardi mentali, dalle apnee notturne alla demenza, fino ai disturbi della personalita' - precisa all'Adnkronos Salute lo psichiatra Claudio Mencacci, fra i presenti al meeting nella capitale francese - sia perché è aumentata la popolazione di riferimento. Sono state contate infatti anche la Svizzera e la Norvegia, e si è allargata la fascia d'età considerata, comprendendo anche i bambini e gli anziani over 65".
Una scelta non casuale, puntualizza il direttore del Dipartimento di neuroscienze dell'ospedale Fatebenefratelli di Milano: da un lato bisogna fare i conti con il progressivo invecchiamento della popolazione, dall'altro con il fatto che, "rispetto al passato, l'età d'esordio dei problemi di salute mentale si è abbassata. Un trend legato a doppio filo con l'aumento dell'abuso di alcol (oggi ne sono schiavi 14,6 milioni di europei) e della dipendenza da sostanze stupefacenti: gli europei dipendenti da oppioidi sono ormai più di 1 milione, quelli dipendenti dalla cannabis sono 1 milione e mezzo e oggi il suo consumo può iniziare addirittura già a 11 anni".

Il nuovo rapporto pubblicato dall'Ecnp, continua Mencacci, è stato aggiornato in base alle caratteristiche dell'Europa di oggi e "finalmente - sottolinea lo psichiatra - viene posto l'accento anche su malattie che per molto tempo si è fatto finta di non vedere. Una per tutte è la sindrome da iperattività e deficit dell'attenzione (Adhd): oggi i bimbi europei con diagnosi di iperattività e ipercinesia sono 3,3 milioni".
La nuova 'fotografia' sulla salute mentale nel Vecchio Continente, prosegue l'esperto, "conferma che le donne soffrono di questi disturbi più del doppio rispetto agli uomini.

Il rapporto donna-uomo raggiunge il massimo per la depressione maggiore, gli attacchi di panico, l'agorafobia e le fobie in genere, lo stress legato a traumi per esempio conseguenti a violenze, la bulimia nervosa e l'anoressia". Solo per colpa della depressione, aggiunge Mencacci facendo riferimento al cosiddetto 'Daly' (Disability-adjusted life year), un parametro che misura il periodo vissuto in una condizione di disabilità tale da non riuscire per esempio a lavorare, "le donne arrivano a 'perdere' fino a 134 giorni di vita all'anno: praticamente un terzo. Per gli uomini, invece, il Daly piu' alto e' correlato all'abuso di alcol".

venerdì 2 settembre 2011

COOPERATIVE. Marino: «La chiesa ancora una volta difende il sociale»




«Sono molto grato al cardinale Bertone per le parole di apprezzamento che ha avuto per le cooperative e per la sua valutazione sul “trattamento migliore” che le cooperative meriterebbero da parte del Governo».

Così Luigi Marino, Presidente di Confcooperative, commenta le dichiarazioni del cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano, che è intervenuto a favore delle cooperative e della stretta fiscale prevista dalla manovra fiscale.
Il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di stato Vaticano, era intervenuto sulla questione nel corso dell'incontro nazionale di Studi delle Acli a Castel Gandolfo. «Mi sembra che il virtuoso mondo cooperativistico, da apprezzare, che in periodi di crisi ha dato lavoro e solidarietà straordinaria, meriti un trattamento migliore di quello che gli è stato riservato nella recente manovra economica».

«Ancora una volta», prosegue Marino, «troviamo testimonianza della profonda attenzione e sensibilità della Chiesa, che prende forma sistematica nella Dottrina Sociale, ma che sa cogliere tempestivamente cosa è in gioco per la vita e la solidarietà nelle vicende dell’economia e nelle scelte di politica economica. Spero che i responsabili della cosa pubblica in Italia ascoltino questa sollecitazione».

fonte:

giovedì 1 settembre 2011

Terzo Settore virtuoso nonostante la crisi



BANCA PROSSIMA: IL NON PROFIT SCONTA QUASI IL 70% DI TUTTI I PAGAMENTI NON EFFETTUATI DALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE


Per l'AD Marco Morganti su 37 miliardi di euro di pagamenti fermi, "25 sono sulle spalle del no profit"



Nonostante 25 dei 37 miliardi di pagamenti “arretrati” da parte delle amministrazioni pubbliche siano a carico delle Organizzazioni di Terzo Settore, la percentuale di rientro del debito di queste realtà nei confronti delle banche cui hanno attinto per ottenere finanziamenti e prestiti rimane al 99,6%.
Queste in sintesi le dichiarazioni dell’Amministratore Delegato di Banca Prossima, Mario Morganti, riportate dal quotidiano Avvenire lo scorso 26 agosto. Per di più, il misero 0,4% ancora non restituito è frutto solamente di qualche ritardo e dilazione e non è considerato dalla Banca come credito non esigibile.

Sono cifre e dati che la dicono lunga su un paio di situazioni che stiamo attraversando nel nostro Paese. Innanzitutto, confermano una crisi invadente che sta attraversando tutta l’economia nazionale ed anche le oltre 250.000 associazioni no profit attive in Italia. Una crisi che, secondo l’AD Morganti e lo stesso Ministro Tremonti intervenuto nei giorni scorsi al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, è tutt’altro che conclusa, anzi che secondo Morganti lascia prevedere come “dietro l’angolo ci aspettano periodi anche peggiori”. In seconda battuta, ripropongono il tema degli investimenti e dei tagli alla spesa pubblica. In assenza di un giusto equilibrio tra sforbiciate e incentivi, e soprattutto senza scelte politiche che sappiano ridurre gli sprechi, che vanno ben oltre i “costi della politica” demagogicamente citati da tutti come la causa di tutti i mali nazionali, ma al contempo incentivare la ripresa produttiva e dell’economia nazionale si entra in un circolo vizioso dal quale sarà difficilissimo uscire. Infine, sono numeri che riconfermano l’alto disinteresse del Governo per un settore come il Terzo Settore che, tutti i dati lo dimostrano, resta uno dei pochi appigli per le fasce più deboli della popolazione duramente colpite dalla crisi economica in atto. Non fosse per le infinite risorse del volontariato con la sua dedizione e capacità di adattamento, molte organizzazione avrebbero già chiuso i battenti lasciando privi di servizi moltissimi cittadini.

E’ ancora lo stesso Morganti a dire una parola chiara: “lo Stato deve credere di più nel Terzo Settore e agire di conseguenza”. Sono dichiarazioni da noi condivise perché finalmente lasciano intravedere un rapporto tra pubblico, privato e privato sociale non di subordinazione, ma di reciproca considerazione dei ruoli e delle funzioni indispensabili giocate dai diversi soggetti attivi del nostro Paese.

Manovra. 24 miliardi di euro di spese militari. Non sono troppi?




Una denuncia della Tavola della Pace

"È venuto il tempo di tagliare e rivedere completamente la nostra spesa militare. È giusto continuare a spendere in questo modo 24 miliardi di euro all'anno? Ce lo possiamo permettere? È questo il modo migliore per garantire la nostra sicurezza?". È quanto sostiene in una nota Flavio Lotti, il coordinatore della Tavola della Pace. "Non è un discorso ideologico - precisa ancora - ma decisamente pragmatico. Non è un problema di coscienza ma di utilità pubblica".

"Ventiquattro miliardi sono una somma enorme e ogni tentativo di censurare o stroncare sul nascere anche solo la discussione su questi soldi non è solo attentato non alla democrazia ma un ostacolo insormontabile posto sulla via di uscita dalla crisi" si legge ancora nella nota. Niente è più inutile di una portaerei, un sommergibile o un cacciabombardiere per proteggere i cittadini dalle mafie e dalla criminalità organizzata, dal terrorismo e dalla malavita, dall'illegalità, dalla corruzione e dalla disoccupazione, dall'inquinamento o dalla sofisticazione alimentare. Eppure continuiamo a comperare costosissimi sistemi d'arma e lasciamo i poliziotti senza auto e benzina".

"Contro la sola ipotesi di revisione della spesa militare - conclude Lotti - si batte da tempo una potente lobby trasversale politico-militare-industriale povera di idee e ricca di complicità mediatiche. Per convincere i parlamentari a tagliare e rivedere seriamente le spese militari si dovranno mobilitare molte, moltissime persone, in ogni città e in ogni collegio elettorale. Anche per questo invitiamo tutti a marciare domenica 25 settembre da Perugia ad Assisi. Se vogliamo che le cose cambino dobbiamo prendere la parola in tanti e alzare la voce insieme".


venerdì 26 agosto 2011

RAPPORTI. È volontario un italiano su dieci

Nonostante la crisi nel 2010 si è sforato il 10%. E sono riprese anche le donazioni.




Il volontariato cresce nonostante la crisi. E nel 2010 è arrivato a quota 10%. Il dato emerge dall’indagine annuale “Aspetti della vita quotidiana" svolta dall’Istat su un campione di 19 mila famiglie (49 mila persone). L'analisi della sezione dedicata alla partecipazione sociale è stata scritta dal direttore della Fondazione Volontariato e Partecipazione Riccardo Guidi ed è scaricabile in versione integrale dal sito della Fondazione. Eccone una sintesi.

Un trend in crescita

Nel decennio 2001/2011 le persone che avevano svolto attività di volontariato almeno una volta l'anno sono cresciute costantemente: erano l’8,4% nel 2001 e sono arrivate, con una crescita costante, al 9% del 2009 e nel 2010 hanno raggiunto il 10 per cento pulito pulito.
Un dato interessante è che negli utlimi anni sono sempre più i maschi a partecipare ad attività di volontariato, anche se le femmine cominciano prima: tra i 14 e i 24 anni i tassi di volontariato delle femmine sono di gran lunga superiori a quelli dei loro coetanei. Anche questo è, per Guidi, un segnale degli «effetti negativi sulla partecipazione ad attività di volontariato dell’assenza di adeguate politiche di sostegno alla famiglia e alla genitorialità in Italia».
Quanto all'età, i maggiori livelli di volontariato della popolazione italiana si osservano nelle fasce di età attiva (14-64), mentre crollano dopo i 64 anni, soprattutto per le donne. In termini di prospettiva, in vista del futuro Anno Europeo dell’invecchiamento attivo, materiale su cui rifelttere.
Soprattutto a fronte della crisi occupazionale che l’Italia sta vivendo, è interessante prendere in considerazione l’evoluzione dei livelli di volontariato rispetto alla condizione occupazionale delle/degli Italiane/i. A questo proposito si può notare che i maggiori livelli di partecipazione ad attività di volontariato si osservano per gli/le occupati/e con status occupazionali più alti (dirigenti, imprenditori, liberi professionisti) ed i minori livelli per coloro che hanno status occupazionali più marginali (casalinghe, persone in cerca di occupazione e operai/ie).

Un fenomeno municipale più che metropolitano

Il Nord si conferma la macro-area territoriale con tassi di volontariato maggiori, seguita dal Centro, mentre le Isole ed il Sud si confermano con i livelli minori, sebbene in tutte le aree in crescita rispetto al 2009. Nel 2010 i differenziali territoriali comunque si approfondiscono.
Dall’incrocio tra livelli di partecipazione ad attività di volontariato e ampiezza del Comune di residenza esce confermata la tendenza, già osservata nel 2009, sulla maggiore propensione all’attività di volontariato per coloro che vivono nei piccoli e piccolissimi, collocati fuori delle aree metropolitane. Il volontariato sembra dunque un fenomeno più tipico della piccola Italia municipale che della grande Italia metropolitana.

Riprendono le donazioni

Nel 2010 la quota di Italiani/e che ha sostenuto finanziariamente un’associazione è cresciuta rispetto al 2009 e al 2008, attestandosi al 17,8% e tornando dunque al livello precedente del “crollo” del 2008 (quando si era raggiunto il livello minimo osservabile dal 2003).
Le differenze regionali sono notevoli, ma si articolano di più rispetto alla classica differenziazione per macro-aree territoriali (troviamo tassi di finanziamento associativo sopra il 20% in Trentino-Alto Adige, Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Lombardia, Valle d’Aosta e Sardegna). Le differenze di età si attenuano con una maggiore “tenuta” da parte degli over-64 anni.

Il commento

Dai segnali che emergono dalla serie storica, sembra esserci - dice Guidi - «un lento ma significativo rinvigorimento dei livelli della partecipazione alle attività di volontariato in Italia. Da questo punto di vista, chi si aspettava che la crisi avrebbe incentivato un ritiro nel privato sembra essere stato smentito». E contemporaneamente l’esiguità della partecipazione sociale più politicamente orientata (advocacy e partecipazione sindacale attiva) cosatringe a chiedersi «se questa circostanza non possa essere interpretata come un nuovo sostegno alla tesi della caduta di ‘politicità’ della partecipazione sociale in Italia».
Quanto alla partecipazione, «sembra esistere in Italia un serio problema distributivo nelle opportunità della partecipazione: chi è “socialmente centrale” partecipa di più di chi è “socialmente marginale”. Si cela in questa tendenza un particolare aspetto di “avvitamento” della società italiana: considerando che dalla partecipazione sociale transita una parte non banale di acquisizione di competenze, capitale sociale e possibilità di rivendicazione, una siffatta distribuzione delle opportunità di partecipazione potrà rafforzare i forti e indebolire i deboli».

giovedì 25 agosto 2011

Londra. La salute in mano alle coop


Un articolo sulla Bbc cita l'Italia come modello

«Vogliono trasformare il sitema sanitario inglese nella più grande impresa sociale del mondo». Così dice l'articolo di Victoria King apparso ieri sulla Bbc sulla svolta in corso in Gran Bretagna, che punta ad affidare a cooperative il sistema sanitario.

«Servizio pubblico non coincide con settore pubblico», dice Geoff Walker, direttore del Sandwell Community Trust (nela foto). La sua è un'impresa sociale che gestisce servizi per adulti e minori dal 1997 e con 475 addetti si prende cura di 700 persone. È esattamente quello che il governo ha in mente per la sanità, dentro il progetto di Big Society.

Le cooperative certo non sono nuove nemmeno in Inghilterra. Quel che è nuovo è l'intervento massiccio nel settore sanitario. Una che sta lavorando bene è, per la KING, Ripplez, diretta dall'infermiera e ostetrica Chirs Tully, che lavora con le mamme teenager. Ripplez sta, nelle sue stesse parole, «crescendo veloce come un fungo» e ha già attratto diversi investimenti filantropici. «Possiamo decidere come usare i soldi, e coinvolgiamo molto i nostri genitori», dice.

L'articolo cita l'Italia come modello: «Ci sono più di 7mila cooperative impegnate nell'assistenza di anziani e disabili o lavoro per ex detenuti».

lunedì 22 agosto 2011

Il monito di Napolitano: presente angoscioso, ci attendono sfide ardue. Basta debolezze sull'evasione


Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, domenica 21 agosto 2011, durante il discorso al meeting di Rimini (ANSA/ PASQUALE BOVE)

Chiede uno sforzo maggiore contro l'evasione fiscale. «Basta assuefazioni e debolezze con chi evade il fisco».

E sprona la politica a fare scelte di lungo respiro perché il presente «è angoscioso», ma il futuro lo è ancora di più e riserva «sfide ardue, profonde e dall'esito incerto». Da Rimini, dal meeting di Comunione e liberazione, il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, torna così a chiedere più coraggio nell'affrontare la crisi e una svolta per far ripartire la locomotiva nazionale.

Presente angoscioso, abbiamo il dovere di decisioni immediate
Al pubblico ciellino Napolitano consegna innanzitutto una lucida disamina della difficile congiuntura. «Da quando l'Italia e il suo debito pubblico sono stati investiti da una dura crisi di fiducia e da pesanti scosse e rischi sui mercati finanziari, siamo immersi in un angoscioso presente, nell'ansia del giorno dopo, in un'obbligata e concitata ricerca di risposte urgenti», ammonisce il presidente della Repubblica. «A simili condizionamenti, e al dovere di decisioni immediate - puntualizza Napolitano - non si può naturalmente sfuggire. Ma non troveremo vie d'uscita soddisfacenti e durevoli senza rivolgere la mente al passato e lo sguardo al futuro».

Ci attendono sfide ardue e profonde dall'esito incerto
Nel nostro futuro cammino, prosegue, il capo dello Stato, «abbiamo sfide e prove più che mai ardue, profonde e di esito incerto». E, per superarle, servono responsabilità e massimo impegno. «Dinanzi a fatti così inquietanti, davanti a crisi gravi, bisogna parlare il linguaggio della verità». Non fa nomi il capo dello Stato ma è implicito il richiamo a quanti, nel Palazzo, hanno disatteso il dovere della chiarezza sulla gravità della crisi. «Il linguaggio della verità non induce al pessimismo ma sollecita a reagire con coraggio e lungimiranza». E qui, una domanda: «abbiamo noi, in Italia, parlato in questi tre anni il linguaggio della verità? Lo abbiamo fatto abbastanza tutti noi che abbiamo responsabilità nelle istituzioni, nella società,nelle famiglie, nei rapporti con le giovani generazioni? Siamo attenti: dare fiducia non significa alimentare illusioni». Perché, prosegue il capo dello Stato, «non si dà fiducia e non si suscitano le reazioni necessarie minimizzando o sdrammatizzando i nodi critici della realtà, ma guardandovi in faccia con intelligenza e con coraggio».

S'impone svolta per la crescita, adesso ricette di lungo respiro
Quale sia la ricetta per uscire dall'impasse il capo dello Stato lo dice senza troppi giri di parole. «Si impone un'autentica svolta per rilanciare una crescita di tutto il Paese, Nord e Sud insieme. Una crescita meno diseguale». Una svolta che passa attraverso scelte profondamente meditate e condivise. «Occorre più oggettività nelle analisi, misura nei giudizi, più apertura e meno insofferenza verso le voci critiche», occorrono «scelte non di breve termine ma di lungo e medio respiro». Un cambio di rotta che significa aprire a vere riforme. In particolare Napolitano cita quella della giustizia. «In queste settimane, sospinto da alcuni impulsi generosi - dice - si sta prospettando in una luce più positiva il tema della riforma in funzione solo dell'interesse nazionale e del concreto funzionamento della giustizia. Anche perchè alla visione del diritto e della giustizia sancito in Costituzione ripugna la condizione attuale delle carceri e dei detenuti».

mercoledì 17 agosto 2011

E SE IL TERZO SETTORE DIVENTASSE IL PRIMO?

È l'ambito preferito da giovani e donne che sperimentano nuovi modelli di business



di Francesco Perrini, professore ordinario e titolare della Sif chair of social responsibility della Bocconi

Che il sociale stia assumendo un’importanza crescente nei sistemi economici attuali è innegabile. Con 250 mila organizzazioni per un’entrata complessiva di 4,5 miliardi di euro, il terzo settore è oggi il più vasto ambito lavorativo in Italia, con 4 milioni di operatori di cui 700mila retribuiti e 3,3 milioni di volontari, e forse l’unico in crescita. Un fenomeno in evoluzione non soltanto numericamente, ma in termini di modelli adottati, di risultati raggiunti e di interventi realizzati. Se da un lato i dati quantitativi dimostrano il rafforzamento della consapevolezza che l’intervento privato in questioni di rilevanza sociale sia necessario, dall’altro stiamo assistendo a un radicale ripensamento delle logiche sottostanti, improntato a una ricerca crescente di sostenibilità, robustezza economica, capacità di resistere al lungo periodo massimizzando gli obiettivi sociali. Non è un caso che, sempre più spesso, e a differenza del passato, termini quali imprenditorialità e benessere sociale vengano usati insieme, piuttosto che in contrapposizione. Non è un caso che lo stesso legislatore abbia sancito la legittimità di una formula imprenditoriale innovativa, l’impresa sociale (legge 118/2005), finalizzata ad accelerare la progressiva managerializzazione di tale settore, superando le forme giuridiche disponibili. Sull’onda dell’entusiasmo per le potenzialità innovative, di sviluppo economico e crescita sociale, il movimento della social entrepreneurship ha assunto una dimensione globale, suscitando interesse da parte del mondo accademico, imprenditoriale business, non profit e politico.

Pur trovando le sue radici nel non profit e nell’importanza di riorientare il terzo settore in ottica manageriale, il dibattito più recente in materia di imprenditoria sociale si attesta su una visione non limitata alla tradizionale contrapposizione tra profit e non profit, quanto piuttosto focalizzata sul contenuto e sul modello di gestione dell’iniziativa intrapresa. La forma giuridica scelta passa in secondo piano, subordinata all’obiettivo di generare un cambiamento sociale attraverso l’implementazione di un modello di business sostenibile nel tempo, innovativo e in grado di generare impatti apprezzabili.

Tale fenomeno è al contempo causa e conseguenza di una dinamica di rinnovamento che ha stimolato soprattutto l’imprenditoria giovanile e femminile. Numerose evidenze segnalano tale tendenza, come la nascita di un movimento di giovani start upper in giro per il mondo. Dalle fondazioni di supporto all’imprenditorialità sociale tipo Ashoka, Skoll, ai fenomeni di sviluppo di The Grameen Creative Lab per il lancio di Social Business, alla Social Business Plan Competition. O ancora gli incubatori sociali, come THE HUB che di recente ha aperto anche a Milano. Si tratta di una rete internazionale di spazi fisici dove imprenditori e imprenditrici sociali, creative e professioniste possono accedere a risorse, lasciarsi ispirare dal lavoro di altri, individuare opportunità di mercato e costruire quel bagaglio di esperienze che li aiuteranno a cambiare Milano e il mondo. Oppure si può ricordare come tanti giovani e in particolare donne hanno fondato e gestiscono cooperative per il riutilizzo delle terre sequestrate alla mafia o ancora l’impegno della presidente Monica Lucarelli dei Giovani Industriali di Roma che si batte perché venga dai giovani imprenditori un esempio di etica per moralizzare l’economia pubblica. Il tutto combinando l’attribuzione di risorse economiche e non e di competenze organizzative e manageriali.

Ne consegue, per gli studiosi, la tendenza a spingersi oltre le tradizionali categorie d’analisi, per cogliere l’eterogeneità delle esperienze in atto, distinguendo le organizzazioni sociali nate dalla capacità dei cittadini di auto-organizzarsi attorno a una causa di comune interesse (civil society organization) da veri e propri service provider, più vicini per logiche e pratiche al mondo business, sebbene contraddistinti da obiettivi di creazione di valore sociale.